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Un Science Center

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Science Center, selber entdecken!


Che cos’è?

I Science Center sono esposizioni per sperimentare ossia campi di sperimentazione. Sono orientati principalmente sulle scienze naturali e in questo motivo permettono di formarsi alcune cognizioni anche sui fondamenti della tecnica.

Technorama è un Science Center. Science Center è sinonimo di hands-on e installazioni interattive. Gli oggetti esposti richiedono la Vostra collaborazione: sopra, anziché “vietato toccare”, ci dovrebbe essere scritto “avvicinateVi e provate!”. In altre parole: Nothing will happen, unless you make it happen, senza il Vostro coinvolgimento non funziona niente.

Interattivo significa anche: che prevede la manipolazione di oggetti reali. La comprensione viene considerevolmente agevolata dall’esecuzione di esperimenti hands-on, dal coinvolgimento spontaneo. Soprattutto se ci si prende il tempo necessario. E affinché tutti possano visitare Technorama con l’agio e il tempo che sono necessari, le installazioni sperimentali che sono state raccolte finora sono oltre 500.

Quando ci si attiva spontaneamente e si agisce in prima persona, entra in gioco il fascino per il fenomeno e per l’oggetto immediatamente percepito e i processi e le cose si possono osservare con i sensi. Così accade di riuscire a raggiungere il momento in cui ci si dice Aha! Ora ho capito!

Benvenuti giocattoloni!

Che osserviate il mondo dal punto di vista dello scienziato o da quello dell’artista (dato che l’arte e la scienza naturale si integrano a meraviglia in molti oggetti), poco importa: l’interattività qui consente comunque di guardare con gli occhi di scienziato o, a scelta, con quelli di una persona di raffinato gusto estetico.

A molti, il modo in cui qui si può sperimentare senza vincoli e apertamente, può riuscire del tutto nuovo. Qui non si tratta di scoprire il metodo “giusto” (oppure “sbagliato”) di indagare gli oggetti. Proprio quando il loro funzionamento non corrisponde alle aspettative, la faccenda si fa avvincente e ci si sente indotti a continuare a sperimentare. Chi sa, forse si arriverà a nuove conoscenze oppure a modificare un’opinione a cui ci si era affezionati.

A Voi la scelta se limitarVi a un solo campo tematico oppure lasciarVi trasportare a fare una passeggiata sfiziosa “attraverso la foresta dei fenomeni”, senza un piano ben preciso. Date quindi un’occhiata alle descrizioni dei campi tematici, in cui sono raccomandate le principali attrazioni.

L’interattività à la Technorama è ben più che la pressione su un pulsante, seguita da un funzionamento prestabilito e “programmato”: quello che accade in base all’input, al di là del controllo di come l’oggetto funziona, diventa immediatamente percepibile grazie all’iniziativa e alle proprie immediate possibilità di interazione. Tra l’azione e il fenomeno (che di solito è “ripetibile” a piacimento), prende forma poco a poco un nesso chiaramente riconoscibile. Ed è così che si realizza  una significativa interazione tra uomo ed esperimento.

Imparare giocando

“Istruire è il primo compito delle Muse, ma è giocando che esse insegnano davvero.” Christian Martin Wieland

Alcuni grandi scienziati sottolineano che le loro scoperte decisive spesso sono il risultato di un giocherellare casuale, apparentemente senza scopo. Dalla pura e semplice azione giocosa può senz’altro scaturire un oggettivo interesse.

Dopotutto era proprio una delle più scintillanti personalità fra gli scienziati del secolo scorso, Richard Feynman (1918-1988) a ricordare volentieri che solo “provando e riprovando” era finalmente riuscito a fare la scoperta che gli era valsa il premio Nobel. Ripensando agli inizi delle sue ricerche scientifiche, disse una volta: “Molto tempo dopo allestii io stesso degli esperimenti in laboratorio e mi divertii a giocarci, anzi no, scusate: non ho mai fatto esperimenti, mi sono sempre divertito a giocarci”.

E per finire possiamo ricordare, a proposito di ammissioni sul gioco, che perfino l’erudito enciclopedico Gottfried Wilhelm Leibniz era convinto che nel gioco lo spirito umano risplendesse più che in tutte le altre cose...

La curiosità e il bisogno di indagare sono doti che non dovrebbero essere motivo di sospetto o di riprensione. Al contrario: dovrebbero essere coltivate, perché sono liberatorie per l’anima. Per tutti questi motivi è lecito ritenere che la cultura della scoperta ludica promossa da Technorama va tutelata perlomeno quanto quella che si è consolidata nei musei della tecnica assurgendo a bene culturale, che si riduce collezioni di macchine e apparecchiature.

DivertiteVi come in tutta tranquillità... ma non sarete soli!

A Technorama potete sperimentare con le installazioni fondamentalmente da soli e per tutto il tempo che volete.

Se tuttavia un esperimento non Vi risulta chiaro, nemmeno dopo averlo esaminato a sazietà, ricordateVi che le nostre guide sono a Vostra disposizione. Riconoscerete i nostri collaboratori dalle magliette e dalle camicie turchesi con il logo di Technorama.

Incontri spontanei con scopritori grandi e piccoli

Nell’atmosfera informale di Technorama, le visitatrici e i visitatori di tutte le fasce di età possono lasciare libero corso alla loro curiosità e ai loro interessi. Accade spesso così che Vi sia uno scambio spontaneo di opinioni, tra persone di diverse generazioni e addirittura che nasca una discussione scientifica sui fenomeni presentati: può accadere così che persone che per strada nemmeno si saluterebbero, si trovino senza rendersene conto impegnate in un’appassionata discussione.

Qui la comprensione si esplica e si crea nell’interazione fra le persone e nel contesto sociale: si scambiano esperienze e si cercano di riferire le interpretazioni altrui alle idee proprie, in modo da prendere parte, per così dire, alle esperienze altrui.

Fenomeno e concetto

I fenomeni sono le rappresentazioni pedagogiche di realtà naturali che suscitano interesse e stimolano domande. Sono, nel vero senso della parola, delle fonti di pensiero e mettono in moto le attività intellettive.

Gli incontri con i fenomeni fungono da episodi che rappresentano altrettanti punti di partenza per i processi di apprendimento. Per questo motivo i fenomeni e i concetti si evolvono sempre insieme, come ha osservato Martin Wagenschein (1896-1988), l’eminenza grigia della pedagogia nelle scienze naturali. “Prima insegna e da ultimo presenta i fenomeni, ché senza di questi le teorie sono vuote”, raccomandava. Infatti i concetti astratti che, quanto alla loro provenienza, non si sono formati, per così dire “geneticamente”, a partire dai fenomeni, vengono per lo più fraintesi come realtà magiche.

Technorama permette di affrontare immediatamente le realtà naturali (i fenomeni) che costituiscono il presupposto irrinunciabile di ogni accesso al pensiero scientifico. L’uomo non viene paralizzato in una semplice condizione di spettatore: i fenomeni risultano esperibili con una grande molteplicità di aspetti, per lo più con l’intero organismo. Questa esperienza è la base della conoscenza preconcettuale della realtà ed è più intuitiva di qualsiasi altra (per quanto eloquente e multimediale) interpretazione.

Dalla percezione di un fenomeno (inaspettato) nasce lo stupore. Questo a sua volta suscita l’azione indirizzata a uno scopo, la variazione giocosa degli interventi, la valutazione e la prova, l’indagine autonoma. E lo stupore, se avviene in una situazione che dà agio di intervenire, mette in moto la riflessione...

Dato che oggi l’insegnamento delle scienze naturali finisce per sfiorare solo di passaggio i fenomeni naturali, l’offerta extrascolastica di campi di sperimentazione, che è appunto ciò che offre Technorama, costituisce in realtà una necessità irrinunciabile. Il suo utilizzo nel tempo libero è una risorsa che stimola all’apprendimento, lo agevola e lo rende più duraturo.

Ridondanza ovvero la molteplicità dei fenomeni

Ecco un motivo per cui la ridondanza nell’elaborazione di un tema espositivo è ricca di valore pedagogico-didattico: le installazioni preparate in maniera appropriata in vista della rappresentazione dei fenomeni (“fenoggetti”) dimostrano l’unità nella molteplicità dei fenomeni delle scienze naturali. Per questo nei nostri campi di sperimentazione il visitatore si imbatte negli esempi di alcuni fenomeni (p. es. la rifrazione della luce, i fenomeni ondulatori, la sintesi additiva dei colori, la quantità di moto angolare o la risonanza) che vengono rappresentati nei contesti più svariati.

Quale via più efficace esiste per trovare il modo di accedere a un fenomeno delle scienze naturali, dell’affrontare le più svariate “incarnazioni” di questo stesso concetto? Nel contempo noi ci atteniamo al principio didattico “priorità del comprendere” piuttosto che esporre il visitatore a un eccesso di contenuti.

Percezione: il leitmotiv che tiene unito il tutto

“I sensi non mentono, ma il giudizio inganna.” J.W. Goethe

Technorama riserva alla percezione (il “pensiero sensibile”) un particolare rilievo. L’accesso immediato alla realtà ci è vietato, noi dobbiamo ricorrere alle informazioni filtrate dei nostri organi di senso.

I “fenoggetti”, esaminati con la dovuta calma e riflessione, consentono di amplificare ed espandere le esperienze di prima mano e consentono alle persone appartenenti a qualsiasi fascia di istruzione e di età, di arricchire le loro percezioni e la lor comprensione per le scienza. L’approccio hands-on permette di capire che le rappresentazioni intuitive possono essere sbagliate e devono essere sostituite da quelle giuste.

In pratica, qualsiasi indagine scientifica inizia dalle percezioni, grazie a cui facciamo la conoscenza con i fatti che vogliamo indagare.

Spesso i visitatori diventano essi stessi i soggetti sperimentali dei propri esperimenti di percezione. Se li lasciamo consapevolmente agire su di noi, decine di installazioni diventano stimoli e strumenti d’osservazione. I processi della visione, dell’udito e del tatto diventano così ricostruibili e analizzabili, proprio mentre stanno avvenendo in noi: il nostro processo conoscitivo diventa oggetto d’esperienza.

Sono proprio le percezioni illusorie del nostro apparato sensoriale a mostrarci, nel corso della sperimentazione con i fenomeni più appropriati, come funzionano il nostro cervello e i nostri sensi. Il fatto che le illusioni sensoriali non spariscano neppure quando ce ne siamo avveduti e le abbiamo comprese razionalmente, ci dimostra che l’impressione inganna.

Science Center: il caso pedagogico ideale

“I campi sperimentali sono, a differenza della scuola, condannati a diventare il caso pedagogico ideale, in cui viene meno qualsiasi motivazione esterna all’apprendimento”. L'azzeccata formulazione è del professor Kurt Reusser e del dottor Urs Aeschbacher dell’Istituto pedagogico dell’Università di Zurigo. Al di là degli stereotipi (in parte oggetto di dibattito) della scuola e dell’insegnamento, vengono richiesti nuovi percorsi d’apprendimento che consentano ai bambini un’assimilazione del sapere sempre più autonoma e motivante all’iniziativa spontanea. I “fenoggetti” a Technorama sono appunto un valido aiuto in questo senso.

“L’insegnamento deve cominciare con una visione reale, non con una prolissa descrizione delle cose. Da questa visione si sviluppa un sapere sicuro.” (Wagenschein, 1896-1988). Perciò essa non può più partire dal presupposto che gli allievi traggano giovamento da un insegnamento impostato secondo principi formali, se non sono state loro proposte e messe sotto gli occhi molte occasioni di confronto reale con i problemi delle scienze naturali e con l’esperienza empirica.

Dal punto di vista didattico, la ripetibilità nel caso di esperimenti liberi e aperti rappresenta una condizione della possibilità della scienza in assoluto. Inoltre essa è un presupposto libero da gerarchie e democratico. L’“ancora una volta” dà luogo alla necessaria durata temporale nel cui ambito può compiersi il processo di apprendimento.

La ricca scelta di installazioni interattive può stimolare bambini e giovani a pensare autonomamente e ad agire consapevolmente: l’apprendimento non si esaurisce nel riprodurre un’azione; le installazioni hands-on, concepite in vista di una attività sperimentale aperta, non obbligata e libera da costrizioni gerarchiche, si sono dimostrate un eccellente strumento per compensare i deficit esperienziali, che sono in ultima istanza i fattori che ostacolano l’apprendimento scolastico.

In queste installazioni hands-on non si tratta tanto di scegliere fra “giusto o sbagliato” bensì semmai di operare

  • in base alle proprie indagini esplorative
  • passo dopo passo
  • in maniera adeguata alle proprie individuali capacità cognitive e ai propri interessi in vista di un’indagine.

Il fattore decisivo a questo riguardo non è trasmettere, insegnando, contenuti conoscitivi appropriatamente definiti. Il rapporto con gli oggetti reali agevola in maniera straordinaria la comprensione, purché vi si dedichi il tempo necessario. I bambini apprendono con la scoperta attiva ovvero con l’imitazione. Questo modo di agire e raccogliere esperienze offre l’opportunità di apprendere in maniera più efficace di quanto non sia possibile con l’ammaestramento e l’elaborazione guidata.

Le installazioni messe a disposizione nelle sale di Technorama non temono un uso “sbagliato”: inoltre risultati e gratificazione si presentano quasi sempre anche in una dimensione estetica. Fornire delle istruzioni che prevengano gli errori sarebbe d’ostacolo per l’apprendimento autonomo. I bambini imparano meglio gli uni dagli altri e insieme agli altri coetanei, ma soprattutto anche con altri giovani più anziani e con gli adulti (purché essi si comportino con la dovuta accortezza in questa interazione).

Museo per i bambini: un oggetto superfluo per la scienza (e la tecnologia) comunicata attraverso i fenomeni

Il fisico e filosofo Ernst Mach (1838-1916) osservava più di un secolo fa: “Se osserviamo un bambino che percorre le prime fasi dell’autonomia, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’inclinazione alla sperimentazione è innata nell’essere umano”. Grazie alla sperimentazione libera e guidata dagli interessi i bambini scoprono più facilmente come accedere alle categorie scientifiche già nell’insegnamento preformale.

Al centro dell’attenzione c’è, per i bambini, la percezione immediata: l’apprendimento avviene con l’esperienza del modo di comportarsi o delle caratteristiche delle cose. I bambini hanno bisogno di una particolare vicinanza ai fenomeni naturali e la ricercano, per poterli poi riconfrontare più e più volte con le proprie rappresentazioni. Gli avvenimenti che si ripetono identici fondano per i bambini la fiducia nel loro mondo e l’aspettativa che lo stesso effetto si ripeterà anche nel futuro.

Decisivo a questo riguardo è che un “fenoggetto” consenta un’esperienza originale, sensomotoria. Questo tuttavia non impone affatto i criteri della cosiddetta progettazione “a misura di bambino” delle installazioni interattive (dalla loro “Lego-izzazione” alla colorazione a tinte vivaci al dimensionamento per stature basse).

I bambini non potrebbero fare a meno di percepire tutto questo come un avvilente relegamento nella categoria del poco serio, della stanza delle bambole. Non esiste alcuna ragione per cui non si debba consentire loro di confrontarsi con fenomeni “autentici” e in questo modo di rendere loro possibile una qualità dell’esperienza pari a quella messa a disposizione degli adulti. È lecito ritenere che una cauta interazione degli adulti sia comunque giovevole e che l’esperienza del bambino spesso si riduca all’ambito della fruizione puramente estetica e al semplice stupore. E con questo?

I “Kids Science Centers” e simili luoghi di gioco sono sia controproducenti sotto il profilo pedagogico sia sotto quello della comprensione nei contesti sociali.


Nota a piè

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